Home - Da non perdere - Il libro del mese

A caccia dell'orso

Autore:
Michael Rosen
Editore:
Mondadori
Illustratore:
Helen Oxenbury
Pagine:
36
Prezzo €:
14
Target:
4-6 anni

La trama

"A caccia dell'orso andiamo.
Di un orso grande e grosso.
Ma che bella giornata!
Paura non abbiamo".

C'è una famigliola allegra, intraprendente e un po' sconsiderata che decide di concedersi (sarà domenica...) una caccia all'orso. Una mamma graziosa e minuta ma tosta, un papà affettuoso e avventuroso ma che ben presto mostra segni di stanchezza, tre bambini di cui uno trotterella appena ed è perciò quasi sempre sulle spalle del babbo o in braccio alla madre; senza dimenticarsi di un simpaticissimo cagnone.

Ben presto iniziano i problemi giacché, sulla loro strada incontrano via via un campo di erba alta e frusciante, un fiume freddo e fondo, una melma limacciosa, un bosco fitto e buio, una tempesta di neve, una grotta scura e stretta. Qui trovano l'orso tanto agognato, il quale si mette ad inseguirli. Sgomento, paura: i nostri "eroi" scappano di gran carriera, rifacendo all'indietro il percorso appena compiuto con il plantigrado ai calcagni che li insegue fin sull'uscio di casa, appena chiuso in tempo.

Sulle sue intenzioni nulla sappiamo anche se da alcune immagini non sembrerebbe animato da cattive intenzioni e alla fine ci fa quasi pena quando, caracollando, se ne torna alla grotta. Meglio non fidarsi, comunque.

L'originalità del libro consiste nell'alternarsi di tavole in bianco e nero e a colori. Le prime sono dedicate alle difficoltà impreviste e che, in ogni caso, non si possono non affrontare, mentre le seconde riportano solamente i rumori onomatopeici opportunamente riquadrati e in caratteri via via un po' più grandi: tipo lo "Svish svush!" dell'erba, lo "Squelch squelch!" della melma, lo "Scric scroc!" del bosco, . Un invito perfetto a ripeterli, un'opera che non aspetta altro di essere letta ad alta voce, coinvolgendo in modo straordinario piccoli (e grandi).

Perché leggerlo

Perché leggerlo?

L'albo viene pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1989. Undici anni dopo è tradotto in italiano per Mondadori, ma la sua vita è breve anche se resta nel cuore di non pochi librai e bibliotecari sagaci, che ne intuiscono (e sperimentano) la grande forza di coinvolgimento. Adesso ritorna e c'è da augurargli, questa volta, una lunga vita. Anche perché ha appena vinto un premio prestigioso come l'Andersen di quest'anno.

Come accade con i grandi illustrati la sua è una struttura quanto mai semplice, capace però di celare più possibilità di lettura, più percorsi ed interpretazioni. Helen Oxenbury poi è uno dei grandi nomi dell'illustrazione inglese, da porre accanto ad artisti quali David McKee, Quentin Blake, Tony Ross, Richard Briggs, Michael Foreman, giusto per fare qualche nome. I suoi disegni palesano una nota incalzante di freschezza e di pacato umorismo. Vivaci, limpide, costellate di piccoli accenti e di gustosi contrappunti, mi ricordano non poco il lavoro di un altro maestro dell'illustrazione come Peter Spier. Di immediato impatto narrativo e di forte brio, possono poi esser lette e rilette scoprendo, appunto, nuovi particolari. Senza dimenticare la bellezza di risguardi che (attenzione!) entrano pienamente a far parte del racconto: vera e implicita ouverture e conclusione inaspettata

A cura di Walter Fochesato, esperto di letteratura per l'infanzia, Rivista Andersen, Accademia di Belle Arti di Macerata.

Iscriviti alla newsletter

Rimani sempre aggiornato sugli ultimi articoli usciti e su altre interessanti novità.

Scrivici una mail

Aiutaci a migliorare.