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La storia di Pik Badaluk

Autore:
Greta Meuche
Editore:
Edizioni EL-Emme Edizioni
Pagine:
48
Prezzo €:
14,90
Target:
3-6 anni

La trama

"C'era una volta un piccolo moro. Che si chiamava Pik Badaluk- Eccovi il babbo e la mamma di Pik, della famiglia dei Badaluk. Questa è la casa dei Badaluk; con un giardino tutto fiorito; e all''intorno un robusto steccato, che dalle belve sicura la tiene. Dice la mamma: "Dentro al giardino corri, divertiti finché vuoi tu; però la porta che porta nel bosco no non l'aprire, mio piccolo Pik! Vive nel bosco una belva feroce, un gran Leone che mangia i moretti. Ed i moretti cattivi con mamma sono eccellenti bocconi per lui".

Quest'anno ricorre il 40° anniversario di un marchio prestigioso come quello delle Edizioni EL e il primo libro in assoluto da loro pubblicato fu proprio la piccola avventura di Pik Badaluk, felicemente ripresa dal catalogo storico dell'Editoriale Libraria dove era apparsa 40 anni prima. Un doppio compleanno, quindi, per un piccolo classico che non sembra conoscere gli insulti del tempo.

La storia è presto detta: Pik si sente stretto dentro ai confini del giardino e dello steccato e un giorno dimentica la promessa fatta alla mamma e decide di uscire "nella selva dove dimora l'orribile belva". Un leone giallo come un limone che volentieri ne farebbe un bel boccone. Ma il ragazzino è lesto e si rifugia su di un alto albero di… mele mature che allegramente inizia a mangiare, sputando i noccioli sulla zucca del rabbioso felino. Nel frattempo il babbo di Pik mobilita il resto della tribù ("e con le lance, le spade, le picche, con i bastoni, le canne e i cannoni, vanno a cercare Pik Badaluk"). Re Leone fa un brutta, bruttissima fine e il nostro eroe promette alla madre di comportarsi bene anche perché lui è un buono "come il più buon cioccolato, nero al pari d'un carboncello".

Perché leggerlo

Orbene dato che la madre dei cretini (politicamente corretti) è sempre incinta non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno alzerà il ditino per dire che c'è del pregiudizio razziale, coloniale e via snocciolando.

In realtà all'Africa di Pik non dobbiamo "perdonare" nulla, perché si tratta di un continente ingenuo e fantasioso, assai vicino ai giochi infantili che trasfigurano in savane e foreste l'angolo dietro casa. Ci sono alberi di mele che sanno molto di Trentino (e Alto Adige) e anche il cancelletto in legno e quanto mai nordico, mentre la tribù sfodera armi che paiono provenire da un qualche antico fortino portoghese.

Tutto è lieve, ridente, scanzonato, freschissimo. E su tutto si afferma il bisogno, direi la necessità, da parte di Pik di scoprire il mondo. Certo, dietro vi sono i ritmi di un racconto fiabesco e citare Cappuccetto Rosso è d'obbligo ma soprattutto, viene in mente Pierino e il lupo che Prokofiev compone nel 1936, al momento del suo ritorno in Unione Sovietica.

Più mediato il riferimento ad un altro Pierino, il Porcospino di Heinrich Hoffmann (il famoso e dicusso Struwwelpeter), fosse soltanto per l'ammonizione materna. La Meuche su questo versante opera peraltro un irridente e sacrosanto rovesciamento antipedagogico.

Nell'introduzione si ricostruiscono le vicende editoriale del volume ma si omette un dato tutt'altro che secondario. Le irresistibili avventure della famiglia dei Badaluk vennero alla luce, per la prima volta, a Lipsia nel 1922.

Questa semplice data, a parer mio, ci permette di calare il libro in un contesto ben preciso. Da un lato le innovative esperienze che giungevano dalle avanguardie artistiche russe nel campo del libro per ragazzi e, dall'altro, l'espressionismo tedesco. Ciò spiega la presenza di colori decisi e squillanti, contornati da una nitida linea nera e l'efficace, sorniona propensione ad un controcanto ironico e a nitide, eleganti deformazioni.

A cura di Walter Fochesato, esperto di letteratura per l'infanzia, Rivista Andersen, Accademia di Belle Arti di Macerata.

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