Come aiutare a far emergere le"emozioni" di un bambino

 

Sono una mamma di un bimbo di 6 anni che frequenta ancora la materna e di uno di quasi 3; sono molto preoccupata perchè il"grande" non riesce a far uscire i sentimenti negativi. Se ha qualcosa che non và se lo tiene dentro; ho provato di tutto chiedendo direttamente, per gioco, e inventando fiabe gli ho fatto fare un corso di psicomotricità per capire qualcosa. Anche l'istruttore a fine corso mi ha detto che mio figlio trattiene le emozioni, specialmente quelle negative. Non riesco ad aiutarlo perchè principalmente sono anch'io cosi e non riesco mai a chiedere aiuto quando ho bisogno; vorrei però aiutare i miei figli e insegnare loro ad aprirsi. Vorrei un consiglio per aiutarlo a sbloccarsi è un bambino molto responsabile, maturo e rispetta tutte le regole e soffre se qualcuno non fa altrettanto.

Se gentilmente mi consigliate anche delle letture da fare insieme o che possa fare io per aiutarlo vi ringrazio sin da ora.

Una mamma preoccupata

La descrizione del bambino in effetti mostra capacità, sia di adattamento alle richieste del contesto sia di gestione emotiva, superiori a quanto ci aspetteremmo per età, per cui si potrebbe ipotizzare un atteggiamento eccessivamente adulto, non sostanziato da un consolidato equilibrio interiore e da un'autentica crescita. In questo caso resterebbero mascherati aspetti di difficoltà e di fragilità, che sarebbe importante invece considerare per sostenere un percorso di crescita più integrato e più stabile.

Occorre tuttavia ricordare che, rispetto all'intensità dei sentimenti negativi e alla modalità di reagire ad essi, ogni bambino nasce con proprie caratteristiche (temperamento), che sono poi modulate e/o trasformate nell'esperienza relazionale, per arrivare ad organizzare uno stile personale (carattere), in cui l'appreso prevale sull'innato. Solo nella conoscenza diretta del bambino un esperto potrebbe valutare se i suoi atteggiamenti devono o meno preoccupare, e quindi richiedere interventi, oppure vanno accolti come espressione genuina di sé.

Tra i fattori determinanti dell'esperienza relazionale in questi primi anni di vita è al primo posto il rapporto con i genitori, che rappresentano un modello fondamentale di riferimento, più con l'esempio che con le parole. Anche altri adulti, che siano vissuti come sostituti genitoriali, possono fornire apporti preziosi: in questo caso deve ancora essere tutta vissuta l'esperienza della scuola elementare, di grande sollecitazione nel riformulare aspetti di sé attraverso l'incontro con i pari e con gli insegnanti.

Per quanto riguarda le letture che possano favorire una maggiore apertura, tutto il repertorio delle fiabe classiche in genere propone, a partire da condizioni di sofferenza, di solitudine, di bisogno e/o di pericolo, un cammino costellato di prove e di rischi affrontabili con l'aiuto o la protezione di personaggi benevoli: dunque invitano ad allearsi e a cooperare, riconoscendo i propri limiti e accettando la compagnia e l'intervento altrui. Infine un'efficace descrizione di cosa succede quando tagliamo fuori aspetti importanti di noi è resa nel Visconte dimezzato di Italo Calvino.

L'augurio è quindi che il bambino possa essere il più possibile se stesso, anche se naturalmente simile alla mamma, o sia accompagnato a ritrovarsi, qualora si sia messo nei panni della mamma.

Pia Massaglia, già Professore Associato di Neuropsichiatria Infantile, Università degli Studi di Torino, Psicoterapeuta Psicoanalitica dell'Infanzia e dell'Adolescenza(A.S.A.R.N.I.A.- A.P.P.I.A.)

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