Quando la Tv va limitata?

 

Buongiorno, sono la mamma di un bimbo di 5 anni. Io e mio marito abbiamo deciso di mandare ns figlio a scuola a settembre perché crediamo sia un bambino precoce. Già sa leggere e scrivere e non fa nessuna fatica a fare l'attività richiesta. Non che sia un genio ma semplicemente unbbimbo molto ubbidiente che rispetta l'autorità.
Le scrivo perché nonostante sia un bimbo brillante quando sta davanti alla tv si SPEGNE completamente, cioè non risponde quando viene chiamato, non riesce a raccontarmi quello che ha appena visto, ecc ecc. Ho notato questa cosa già da un paio di anni e ho deciso di limitarne moltissimo l'uso (massimo 2 ore al giorno e mai consecutive). La cosa è diventata ancora piu lampante quando la seconda figlia ha iniziato a guardare la tv. Con lei non abbiamo mai avuto di questi problemi. Quando spegnamo la tv lei si dedica tranquillamente ad altro, lui fa delle scenate paurose.

Cosa dice? Cosa mi consiglia di fare?

La descrizione che fa del suo bambino lascia chiaramente trasparire il suo "punto di vista" sulla questione, ovvero il fatto che per lei il problema sia quello di una dipendenza dalla televisione, chiede infatti: "la tv va limitata?" Sicuramente lei è ben informata e sa che gli esperti, che ormai da anni studiano il fenomeno, raccomandano ai genitori un'esposizione al mezzo inferiore alle due ore giornaliere, raccomandazione che peraltro lei ha già cura di rispettare.

Il comportamento problematico del suo bambino che come lei dice "si spegne davanti alla televisione", forse non va così disgiunto da quello "brillante", quello di un bambino che ha sviluppato precoci competenze a livello cognitivo (un "bambino precoce"). Le sue parole sembrano delineare un bambino molto ben "adattato" alle richieste degli adulti ("ubbidiente e rispettoso dell'autorità, che non fa fatica a svolgere l'attività richiesta") forse poco libero di essere se stesso (un bambino vitale, che gioca, con una vita emotiva oltre che cognitiva) e che quindi approfitta delle due ore concesse di TV per staccare la spina dalle richieste, spesso implicite e inconsapevoli, dei genitori di essere un bravo bambino.

A volte sotti i bambini "precoci" si celano problemi emotivi, nel senso che lo sviluppo a livello cognitivo risulta essere una "difesa". Questo non si può certo dire del suo bambino, ma il consiglio che mi sento di darle non va nella direzione della regolazione della fruizione televisiva, quanto invece nell'offerta di opportunità di gioco, magari con bambini coetanei e di vita all'aria aperta. Purtroppo nella nostra società attuale si entra a scuola all'età di sei anni e si rischia di rimanerci fino ai trenta, il che mi sembra davvero troppo, data l'astrattezza di cui soffre gran parte della nostra scuola (dove sono diffusi nei ragazzi i fenomeni di "assenteismo" in presenza).

Giusi Messetti, Docente di Didattica generale Università degli Studi di Verona.

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