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Gli strani segreti del pianto notturno

Gli strani segreti del pianto notturno

Quanti misteri dietro il suo pianto, che per il piccolo è il modo più semplice per mettersi in contatto con il mondo esterno...

....Senza parole, senza gesti, ma con la capacità di richiamare a sé i genitori ed in particolare la mamma. Quando il piccolo si lamenta, in ogni caso, è di grande importanza far percepire la propria presenza vicina, magari sfruttando la dolcezza di una filastrocca cantata a bassa voce nel cuore della notte o con un semplice racconto che fa sentire al bimbo la voce di mamma e papà. Se invece i lamenti sono legati solamente ad un accesso di fame, cosa possibile soprattutto nei primi mesi di vita quando il desiderio di nutrirsi anche con pasti ravvicinati appare più significativo, pensate anche che in questo modo il piccolo "segna" il suo terreno e cerca di evitare che arrivino altri bebè in grado di incrinare il suo "dominio" affettivo sui genitori.

La curiosa teoria è figlia della ricerca di David Haig, docente all'Università di Harvard, nei pressi di Boston, che è arrivato a definire il pianto notturno un mezzo per "disturbare" la mamma. Secondo lo studio dello scienziato, apparso su Evolution, Medicine and Public Health, con i suoi lamenti il neonato obbliga la madre ad allattare con grande frequenza e in qualche modo riduce la possibilità che la mamma stessa sia più "pronta" per una nuova eventuale gravidanza. Per ora siamo nel campo delle teorie, pur se con un retroterra scientifico molto forte. Ciò che conta, in ogni caso, è sfruttare ogni momento per stare vicino al proprio piccolo anche con la voce. Sarà comunque un aiuto per il suo sviluppo psicofisico.

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