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Le tecnologia in età prescolare

Le tecnologia in età prescolare

È ormai consueto vedere al ristorante, dal pediatra, in autobus, in macchina...

...bambini che interagiscono con un tablet o con un cellulare. Ci appaiono cosi interamente estraniati dalla realtà che li circonda, immersi in una realtà virtuale che li distrae e li gratifica. L'utilizzo di strumenti multimediali garantisce un' interazione unidirezionale facendo in modo che i bambini rimangano incastrati in una forma di egocentrismo che fa sentire sempre meno il bisogno di affrontare il delicato ed impegnativo compito del confronto con gli altri.

I pericoli dell'abuso di tecnologia

Per gli adulti, continuamente distratti da lavoro, impegni domestici, spesso, è comodo distrarre i propri figli con un'applicazione piuttosto che impegnarsi in una relazione che richiede tempo, attenzione e presenza. Molto di frequente, gli strumenti tecnologici si sostituiscono al gioco, alla conversazione, alla relazione e alla conoscenza di ciò che è più prossimo, vicino. Ormai il mercato offre tantissime App per bambini, avendone intuito il potenziale commerciale, ed i genitori sono indotti a pensare che l'utilizzo di tali applicazioni, disegnate specificamente per i bambini, sia una soluzione buona (perché a loro misura) per intrattenere i propri figli. Un recente articolo comparso sulla rivista americana Pediatrics evidenzia il pericolo dell'utilizzo di questi strumenti, sottolineando quanto i bambini di oggi siano fortemente esposti al rischio di divenire persone infelici, incapaci di utilizzare le proprie risorse, persone poco autentiche, orientate a conformare il pensiero agli stereotipi propinati dall'omologazione mercantilistica, con conseguente perdita di identità e di capacità di pensiero autonomo. L'equilibrato sviluppo fisico e psicoaffettivo del bambino è fortemente dipendente dalla qualità dell'ambiente che lo circonda e dalla possibilità di poter interagire con il contesto, attraverso un processo di richiesta-risposta biunivoco, circolare.

È importante, sin dalla nascita, che i bambini sentano che ci siano occhi che li guardano, orecchie che li ascoltano, braccia che li accolgono, odori e profumi che li orientano, li rassicurano, tutto questo non può essere trasmesso da uno schermo. I bambini di oggi vengono ormai definiti "nativi digitali" a sottolineare l'idea che essi siano nati in un mondo 'diverso' dalla generazione dei genitori, dove continuano anche a crescere.

Mondo virtuale e mondo reale

Il mondo virtuale è molto distante dal mondo reale nel quale sono cresciuti mamma e papà. Nel mondo virtuale il tempo e lo spazio sono definiti in maniera diversa, dilatata ed i concetti di distanza e di vicinanza sono ribaltati, tanto da far sembrare vicino ciò che è tangibilmente distante e al contrario distante ciò che è realmente vicino. Il tempo tende a contrarsi, la comunicazione digitale riduce le attese, compromettendo la capacità di attendere e di stare da soli, di riflettere sul mondo e su se stessi. Ciò rispecchia fedelmente quanto accade oggigiorno nella relazione genitori-figli: siamo adulti sempre più impegnati "fuori" e di fatto è diminuito il tempo concreto e lo spazio mentale per stare con i nostri figli. Questa sorta di disimpegno e di non presenza potrebbe portare ad una distanza generazionale che si concretizza con una sensazione di vuoto sia nei genitori che nei figli.

È in questo vuoto che si insinua la realtà tecnologica che seppur vaga ed incerta per brevi momenti riempie e sostituisce quella responsività comunicativa di cui i nostri bimbi hanno bisogno. I bambini in età prescolare hanno bisogno di potersi rispecchiare emotivamente nell'adulto, questo processo rende solida la loro identità, il rispecchiamento si verifica tutte le volte che due persone si guardano negli occhi pensando la stessa cosa. I bambini richiedono continuamente di essere visti mentre fanno qualcosa. Loro hanno bisogno di sentirsi pensati nella mente dei genitori e delle persone che li circondano.

Se possibile la tecnologia va lasciata fuori dalla porta di casa, solo cosi nelle mura domestiche i bambini potranno crescere attraverso il confronto, l'osservazione, il dialogo, il fare insieme. Quando ritorniamo a casa raccontiamo loro la nostra giornata, facciamoci raccontare la loro, osserviamo il mondo con loro narrando ciò che i loro occhi vedono, non lasciamo che i nostri figli vadano a cercare storie irreali, lontane, stereotipate e programmate su di un dispositivo elettronico.

Usiamo il pc, il tablet o il cellulare quando serve, ad esempio come strumenti integrativi dell'apprendimento, ausilio nella ricerca, ma facciamo in modo che siano strumenti inseriti in un processo di conoscenza più ampio nel quale protagonista è la relazione che il bambino ha instaurato con gli altri tramite una comunicazione fatta di accoglienza, attenzione e responsività.

A cura della Dott.ssa Francesca Sena, Psicologa-Psicoterapeuta Sistemico-relazionale, Specialista in Psicologia evolutiva, Esperta in psicoterapia di coppia e familiare

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