Le migrazioni e gli effetti sui bambini

Nel vivo e contrastato dibattito sulle migrazioni, poca attenzione viene generalmente concessa ai bambini che ne sono coinvolti e che assai frequentemente ne condividono la maggior parte dei rischi e delle sofferenze e anche dei vantaggi di cui sono portatori.

I bambini sono coinvolti nei processi migratori in vari modi a seconda che siano lasciati nei paesi di origine, mentre i genitori emigrano; che li seguano nei lunghi e spesso travagliati spostamenti verso i paesi della speranza; che migrino da soli o che, a destinazione, vivano nelle condizioni disagiate e spesso degradanti delle comunità di immigrati.
Quanti siano i bambini che subiscono la separazione dalla madre o dal padre oppure da tutti e due i genitori costretti all'emigrazione non è dato a sapere e i dati ufficiali sottostimano certamente e di molto il fenomeno. Secondo varie stime, per fare un esempio, i bambini lasciati indietro da genitori emigrati dalle Filippine, al sesto posto fra i paesi che contribuiscono all'immigrazione in Italia, varierebbero fra 3 e 6 milioni.

Non è difficile comprendere che le separazioni, specialmente dalla madre e soprattutto da parte dei bambini più piccoli, comporta rilevanti sofferenze psicologiche e affettive anche quando il nucleo familiare rimasto si prodiga, per quanto può, ad accudire amorosamente i piccoli che continuano a viverci. L'immigrazione inevitabilmente comporta una lacerazione dell'unità familiare, un venir meno del senso di sicurezza garantito dai genitori, la scomparsa, nella quotidianità, dei modelli di riferimento, rappresentati dalle figure genitoriali, essenziali nello sviluppo psico-affettivo e sociale di ogni bambino.

A fronte dell'impatto negativo che l'emigrazione dei genitori procura, l'essere lasciati indietro comporta tuttavia qualche vantaggio.

Innanzitutto, si evitano ai piccoli i disagi e i rischi di trasferimenti esposti a fatiche e pericoli che la generale povertà dei migranti quasi sempre alimenta e accentua. In secondo luogo, di solito gli immigrati mandano alle loro famiglie, cui hanno affidato i propri figli, una parte dei loro risparmi, migliorando così le condizioni di vita e le possibilità di istruzione dei piccoli. Quanto i genitori assimilano dalle società in cui sono arrivati, viene in vario modo filtrato verso i rimasti in patria migliorandone l'esistenza materiale in termini di salute, di igiene e di consapevolezza dei diritti umani.

I bambini che emigrano con i loro genitori

I genitori che possono organizzare la loro emigrazione dal paese di origine, o da un paese di immigrazione ad un altro, portando con sé i propri figli, ne avvantaggiano certamente l'esistenza in quanto l'unità familiare costituisce un'importante fattore protettivo che, oltre tutto, favorisce l'adattamento dei piccoli alle nuove condizioni ambientali e sociali cui sono esposti, così come quello di tutti gli altri componenti.

Per tutto questo complesso di ovvie ragioni, quanti si occupano e preoccupano di migrazioni anche dal punto di vista della stabilità sociale dei paesi ospitanti, premono sulle istituzioni perché, nei limiti del possibile, l'immigrazione dei nuclei familiari, o i ricongiungimenti, siano facilitati. Queste aperture trovano tuttavia crescenti ostacoli nell'opinione pubblica e per conseguenza a livello decisionale politico-amministrativo. La pressione immigratoria dai paesi extracomunitari e dai paesi di recente inclusione nell'Unione Europea, e la percezione che vi sia un insostituibile incremento di atti illegali da parte degli stranieri, specialmente se clandestini, contribuiscono ad associare la figura del diverso per cultura, religione, nazionalità allo stereotipo dell'intruso, del soggetto poco affidabile, della persona che sottrae il lavoro ai giovani italiani, di colui che, potenzialmente, finirà ad ingrossare le fila della malavita spicciola e organizzata.
Nel Rapporto 2008, l'Istituto di Statistica dà conto del fatto che ''la propensione a delinquere degli stranieri regolari è di poco superiore a quello della popolazione italiana'' mentre ''il contributo degli stranieri a fenomeni di devianza è in aumento ed è dovuto soprattutto alla componente irregolare, molto elevata per reati come furti, rapine, etc..''.
Questo significa, tra l'altro, che nell'interesse della comunità, della sua economia e della sua stabilità sociale, sarebbe necessario facilitare il passaggio dalla precarietà alla stabilità dei lavoratori extracomunitari, favorendo la ricostituzione dei nuclei familiari che la migrazione ha diviso. Il lavoratore extracomunitario che può vivere con il proprio coniuge e i propri figli finisce per conferire la giusta importanza ad aspetti quali la scolarità dei figli, la regolarità e la lealtà nell'attività lavorativa, il miglioramento delle condizioni abitative, la ricerca di una maggiore integrazione sociale.
Tutti questi aspetti del processo di integrazione non dovrebbero essere abbandonati al caso, bensì costituire, a livello pubblico e privato, oggetto di un permanente laboratorio di ricerca e di progettualità sociale. In sostanza l'immigrazione, da problema fonte di ostilità, può diventare un'opportunità determinante per la prosperità delle famiglie immigrate e della nazione ospitante.

La tendenza, in diversi paesi, di esasperare l'esclusione degli immigrati illegali ha scarsi possibilità di pieno successo. Senza nulla togliere alla necessità di razionalizzare i flussi migratori, una questione è ineludibile: ''Nella misura in cui l'aumento della popolazione e della povertà continuerà ulteriormente a dividere rigidamente il mondo in nazioni sovrappopolate, giovani e misere da una parte e nazioni opulente, invecchianti e (demograficamente) declinanti dall'altra, le pressioni migratorie non faranno altro che intensificarsi, imponendo di inquadrare e guidare un fenomeno sempre più urgente''.

I bambini migranti da soli

Nelle discussioni sulle migrazioni un'attenzione particolarmente scarsa viene data ai minori (bambini e ragazzi al di sotto dei 18 anni) che vagano per il mondo abbandonati ed esposti a tutti i rischi aperti alla loro particolare vulnerabilità, compresa la possibilità di cadere nelle mani di trafficanti senza scrupoli ed essere avviati allo sfruttamento e alla prostituzione. Amnesty International ha stimato nel 2006, in accordo con l'organismo delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati (UNHCR), che soltanto nell'Europa occidentale i minori migranti non accompagnati siano più di 100.000. Ogni anno, tentano di entrare negli Stati Uniti più di 80.000 bambini soli, provenienti (principalmente) da El Salvador, Honduras, Guatemala, Messico, Brasile e Cina. Pochi di questi bambini e ragazzi riescono a restare; la maggior parte vengono espulsi di solito nell'arco di 72 ore. Il traffico di bambini e ragazzi finalizzato al loro sfruttamento è in continuo aumento.
Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ogni anno 200-250.000 donne e bambini sono vittime di trafficanti nella sola Asia sud-orientale, mentre si stima che nel mondo questo fenomeno coinvolga circa 1.200.000 minori, destinati a lavori nell'agricoltura e nelle miniere, a servizi domestici, allo sfruttamento personale e, i fortunati, allo
sport e all'adozione.

I bambini e i ragazzi che migrano da soli, esposti a violenze e sfruttamenti, nella maggior parte delle situazioni non godono di alcuna protezione da parte delle autorità locali. In molti paesi, entrarvi clandestinamente è un reato che comporta la possibilità di una reclusione che, molto spesso, si accompagna a una violazione dei diritti fondamentali dei minori e a condizioni ancora più frequentemente inumane. Di promiscuità e di abusi.
Per quanto riguarda l'Italia, Amnesty International mette in rilievo il fatto che l'accoglienza riservata ai bambini che sbarcano sulle nostre coste, e il cui numero esatto non è noto ''per mancanza di trasparenza nel sistema immigratorio italiano'', non rispetta i loro diritti:

''Vengono messi in centri di detenzione per immigrati... senza la possibilità di contestare la legalità o l'arbitrarietà della loro detenzione'', difformemente da quanto richiesto, fra altre garanzie, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei bambini.

 

Bibliografia

  1. Unicef, Impact relationship Migration Children (0-18), 2008.
  2. Robinson M., Globalization, Migration and Children: The Med for a Human Rights Approach, Columbia University Institute for Child and Family Policy. Lecuture Series on "The Future of Children in a Global Society", 2004.
  3. Amnesty International, Italy: invisible children. The human rights of migrant and asylum-seeking minors detained upon arrival at the maritine border in Italy, February 2006.