Bambini con bisogni speciali

Scuola, famiglia e professionisti insieme per un modello di valutazione integrata. E' questo il titolo del convegno organizzato dall'Università di Verona il 15 giugno 2019 con al centro una ricerca sperimentale condotta dalla stessa Università nel bennio 2018-2019 sul territorio scaligero sulla scorta del progetto "Tutti Diversi Tutti Uguali".

 

“Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Recita così una delle frasi più note di Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, uno dei “rivoluzionari” della moderna pedagogia e della didattica. Perché ogni bambino è tremendamente e al contempo splendidamente diverso da un altro, con le sue peculiarità, i suoi pregi e le sue piccole o grandi debolezze. L’importante e scoprire le abilità di ogni bimbo, riconoscendole e indirizzandole al meglio, attraverso un percorso che sia socialmente e scientificamente osservabile.

E’ questa la realtà della sperimentazione, unica in Italia, che ha mostrato chiaramente come per essere davvero utile per gli adulti del futuro la fase dello sviluppo per i bambini con bisogni educativi speciali (BES) necessiti di un modello di valutazione (ICF) da cui discende poi un progetto formativo su misura, il cosiddetto PEI (Piano educativo individualizzato). Il progetto, che verrà applicato nelle scuole della provincia scaligera e rappresenta un modello esportabile nell’intera realtà nazionale vista l’innovatività della proposta, viene presentato ufficialmente nell’ambito del Convegno “Bambini con bisogni speciali: scuola, famiglia e professionisti insieme per un modello di valutazione integrata”, in programma il 15 giugno presso l’Università di Verona. L’iniziativa culturale assume un’importanza ancor maggiore alla luce dei dati epidemiologici sui bambini con disabilità: oggi sarebbero circa il 81mila persone tra i 6 e 14 anni .(fonte: Istat). Secondo l’USR di Verona, oltre 3700 bambini in età scolare nella provincia di Verona vivono con la disabilità e la metà di questi sono disabili gravi.

Un modello unico, da Verona all’Italia

“La chiave del successo di questo approccio sta nella partecipazione e l’interazione costante della famiglia, della scuola e del pediatra perché solo grazie a questa “alleanza” che ruota intorno al bambino è possibile ottenere i risultati attesi – spiega spiega il Professor Angelo Lascioli, docente di Pedagogia speciale presso l’Università di Verona e responsabile scientifico del progetto di GSK denominato “Tutti Diversi Tutti Uguali”. Nel corso del progetto abbiamo prima sviluppato un percorso di formazione mirata che ha coinvolto nel modello ICF Enti locali, ASL, famiglia e scuola ai fini della loro presa in carico educativa e assistenziale. Poi si sono creati gruppi di lavoro multidisciplinari e infine, attraverso la metodologia della ricerca partecipativa, si è giunti ad apprezzare l’utilità dell’ICF nell’evidenziare i bisogni sanitari ed educativi del minore. Dal canto loro, gli insegnanti hanno riconosciuto che il PEI prodotto dal gruppo di lavoro è più chiaro, essenziale e funzionale agli scopi previsti dalla normativa di quelli attualmente in uso. Ad oggi sembra molto probabile che questo modello di PEI sia adottato a livello provinciale, in tutti gli ordini di scuola. E nel prossimo futuro, grazie a questa esperienza, potrebbe diventare uno strumento chiave su scala nazionale”.