Papà non voglio essere un campione!

Papà non voglio essere un campione!

Un tempo c'era solo il gioco. In ogni occasione, in strada, in cortile e all'oratorio, ogni momento era buono per correre e divertirsi. Poi è arrivato il vero e proprio "sport", anche per i bambini più piccoli.

 

E con esso, in qualche caso, giunge anche l’ansia da risultato che coinvolge spesso i genitori, ed in particolare i papà. Bisogna fare molta attenzione e tenersi sempre in contatto con il pediatra, anche quando il bimbo o la bimba sono ai nostri occhi dei novelli Messi o delle Federica Pellegrini in erba. C’è il rischio di riporre troppe aspettative nel bimbo e di trasferire i propri “desiderata” sul piccolo. Sia chiaro: praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali. Se fatto “bene”: piace al bambino, genitori ed allenatori si impegnano a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti. Ma occorre ricordare che i bimbi piccoli sono solo all’inizio di un percorso di crescita ed in questa fase possono essere  particolarmente sensibili ai segnali di accettazione, di stima e di amore e vulnerabili a quelli di sfiducia e di conferma. L’adulto, sia esso mamma, papà o nonno, in questo senso è fondamentale. Così una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale . L’importante è aiutare il piccolo a capire che ha dato il meglio di sé, indipendentemente dal risultato che ottiene. Per un genitore, ed in particolare per il papà, quindi il consiglio è semplice: non trasferite le vostre aspirazioni a vostro figlio e non confrontate le sue con le prestazioni di altri bambini. Lo sport è soprattutto gioco. E ciò che conta è che il piccolo si diverta, anche se non ha la stoffa di un campione!