Farò bene o farò male?

Esiste uno sviluppo “morale” del bambino?

Sicuramente sì, e i genitori hanno un ruolo fondamentale nel percorso del piccolo, che deve percepire e fare proprio il senso del giusto e dell'ingiusto, del corretto e dello scorretto. Questo percorso ovviamente inizia molto prima, e prende il via dalle azioni stesse del piccolo. Già intorno ai due anni, infatti, il bimbo percepisce come le sue azioni siano in qualche modo "giudicate" da chi gli sta attorno. In alcuni casi i suoi atti saranno accompagnati da approvazione, in altri da disapprovazione. Questa semplice percezione di "giusto" e "sbagliato", che deve nascere sulla scorta di precise indicazioni dei genitori, porta il bambino a comportarsi di conseguenza. Quando verrà rimproverato per un atteggiamento scorretto tenderà a non ripeterlo, mentre il comportamento che riceve approvazione sarà più facilmente ripetuto.

La famiglia, quindi, diventa il motore e al contempo il modello del processo di educazione del bambino. Fondamentale è la funzione educativa basata sul ragionamento, mentre non appare certo vincente il sistema delle punizioni, specie se non completamente motivate: c'è il rischio che i frutti di questo approccio non si mantengano nel tempo e che alla fine "punire" spesso risulti addirittura controproducente. La famiglia, a prescindere dagli effetti di agenti "esterni" come i videogiochi o gli spettacoli televisivi, rimane comunque alla base dello sviluppo del processo che porta all'equilibrio morale del bambino. In "sentimento morale" comincia a modellarsi proprio in questi primi anni di vita, durante i quali compare il senso di colpa, a dimostrazione che le regole morali sono entrate nel vissuto del bambino e con esse anche la certezza di averle infrante.